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10/03/2010 | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Articoli in PilloleConferenza di Genova, Veronesi,tossicodipendente è un malato da... Geopolitica della droga: il mercato mondiale.... La situazione attuale... 1. Le strategie.... La politica degli Stati Uniti... L’Avvento della Borghesia... L’Avvento della Borghesia... Conferenza di Genova, Veronesi,tossicodipendente è un malato da... Il Manifesto di Nadelmann... La produzione e la distribuzione mondiale....
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Di: Lobax Da buon intenditore il Fini, ha sdoganato dopo AN anche la coca, infatti, se per chi si fa qualche canna, nella proposta del disegno di legge del governo che porta anche la sua firma, colui che si trova ad avere una quantità superiore a 250 mg di principio attivo di THC " 3/5 canne ", incorre in una sanzione amministrativa, che sarà facilmente tramutata in penale, qualora il malcapitato non dovesse rientrare nell'ipotesi dell'articolo 75 del TU 309/90; (cosa non rara, per i soggetti che non possono dimostrare di avere a disposizione congrui conti correnti). Andrà molto meglio invece, per chi consuma cocaina che potrà avere a disposizione 500mg di sostanza pura, che, senza esagerare, e considerando che la gran parte dei consumatori di coca, sono persone ricche e di successo, che quindi possono pagare le cifre richieste e trovare la "roba buona" anche al 50%; incappando in un controllo questi, avranno come minimo a disposizione almeno 1 grammo di povere ad altissima qualità per farsi ognuno una decina di dosi. Come previsto il Fini ha le idee chiarissime su cosa sia l’una e l’altra…lui si che se ne intende. Do’it coke is better.
Di: Carcere di Rebibbia I DETENUTI DELLA COMPAGNIA TEATRALE STABILE ASSAI DI REBIBBIA CASA DI RECLUSIONE con ARTESTUDIO e In collaborazione con la Regione Lazio, il MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, l’ ETI Presentano: “CARMINE CROCCO. STORIA DI UN BRIGANTE DEL SUD” testo e regia di riccardo vannuccini TEATRO VALLE MARTEDI 10 GIUGNO ore 21.00 ingresso a inviti / info 063600 3788 Torna a ROMA lo spettacolo evento del carcere del Rebibbia Penale. Quasi 40 persone in scena fra attori e musicisti, tutti briganti e brigantesse davvero, per raccontare in parole e musica lo spettacolo “CARMINE CROCCO. STORIA DI UN BRIGANTE DEL SUD” CARMINE CROCCO è uno spettacolo a forma di ballata teatrale scritto e diretto da Riccardo Vannuccini, con le musiche orginali di Antonio Turco, e realizzato dopo sei mesi di lavoro interamente con i detenuti del REBIBBIA PENALE, in collaborazione con la REGIONE LAZIO, IL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA e l’ETI. Lo spettacolo, dal settembre scorso, e già questo è un fatto eccezionale, è stato presentato numerose volte all’ esterno dell’ Istituto. Dopo il campo sportivo di REBIBBIA a ROMA, è stato tra l’altro replicato con grande successo all’ estate romana al ROMA LIVE FESTIVAL, al FESTIVAL di BENEVENTO, al CASTELLO DI LAGOPESOLE, a NOCERA INFERIORE, a SASSARI. Dai documenti dell’epoca e dall’ opera autobiografica di CARMINE CROCCO, una sorta di Jesse James della Basilicata, dopo sei mesi di prove, è stata ricavata una ballata teatrale, un’ opera popolare con musicisti, attori e canzoni originali eseguite dal vivo, dedicata al più terribile dei briganti fra quelli che hanno sconvolto e infiammato il sud durante l’unità d’Italia. I fatti tragici accaduti fra il 1861 e il 1863, assumono i connotati di una vera e propria guerra civile, una rivolta sociale dei contadini e dei braccianti, dei "cafoni" meridionali contro i soldati regolari piemontesi venuti a liberare l'Italia, secondo alcuni, a conquistarla e a sottometterla, secondo altri. La storia struggente e maledetta del brigante CARMINE CROCCO, diventa anche l’occasione per un ritratto di gruppo in reclusione. In quelle corse in mezzo alla terra, in quelle risate a crepapelle fino alle lacrime, in quella musica tutta passione, noi sentiamo risuonare le vicende segrete e perdute che sono le storie e le passioni, le tragedie e le speranze, di una vita dietro le sbarre. Antonio Turco è il responsabile dell' area educativa del rebibbia penale ed ha proposto l’ autunno scorso a Riccardo Vannuccini di realizzare uno spettacolo sul brigantaggio del sud. Riccardo Vannuccini e Alba Bartoli lavorano con ARTESTUDIO in carcere realizzando spettacoli con i detenuti fin dal 1994, con Eschilo e Shakespeare, per una idea attuale di “teatro necessario”. Ministero della Giustizia Dipartimento dell’ Amministrazione Penitenziaria Casa di Reclusione di Rebibbia ETI Ente Teatrale Italiano Regione Lazio Artestudio La Compagnia Teatrale Stabile Assai
Di: Carcere di Rebibbia Questa è una lettera aperta a tutti coloro che si occupano, vivono in prima persona o di riflesso il problema della tossicodipendenza. Credo che il ragionamento vada impostato su tre punti principali: le cause, che sono sociali; gli effetti, che sono sociali; i rimedi, che sono anch'essi di valore sociale. Si dovrebbe aprire un grosso spiraglio rispetto all'attenzione che la società riserva a questo problema. Deve essere la società in prima persona a mettere in gioco se stessa e valutare serenamente quello che il problema della tossicodipendenza realmente rappresenta. Altrimenti non si viene a capo di nulla. Per le persone detenute per droga, che sono tante, tra le 15 e le 20 mila, credo che il carcere non serva a niente. Chi entra in carcere essendosi fatt@ l'ultima pera o l'ultima sniffata un'ora prima o anche più, dentro non riesce a risolvere il suo problema di tossicodipendenza. Anzi, tutto ciò che potrebbe fare fuori per riuscire a combattere la dipendenza qui dentro viene completamente impedito. Dentro vivi in uno stato di cattività, non riesci a esprimere socialità insieme agli altri perché stai chius@, i rapporti familiari, spesso già compromessi dalla condizione di tossicodipendenza, con la carcerazione vengono completamente distrutti. Tra le cause sociali la prima è l'emarginazione. In carcere sono ben pochi i tossicodipendenti provenienti dalle classi sociali più ricche, i "figli di papà", per intenderci. Maradona è andato a finire su tutti i telegiornali perché è uno dei drogati più famosi del mondo. Una marea di gente che ha i soldi fa uso di droga pesante, lo sappiamo tutti. C'è chi ha le narici d'oro e chi ha le siringhe d'oro, ma loro non hanno problemi con il carcere, non sono una mina sociale. Noi siamo la mina sociale, però per noi non viene fatto nulla a parte il carcere. Maradona può andarsene in una clinica di lusso e magari, sono contento per lui come per chiunque altr@, riesce a smettere di drogarsi. Il cuore gli ricomincerà a pulsare normalmente e magari riprende pure a giocare a pallone… Da Roma in carcere vanno i figli del Laurentino 38, di Tor Bella Monaca, dei quartieri popolari, quelli che non vanno a scuola, che non hanno un'educazione rispetto all'uso (e abuso) delle droghe. Sono loro che nel caso delle cosiddette droghe pesanti vengono coinvolti nella spirale della "rota", del dover assolutamente procurarsi della droga. Per chi non ha davanti a sé prospettive, una pera, quando l'hai assaggiata, resta comunque una bella "sanata". Se non hai un lavoro, un modo per guadagnarti tranquillamente e umilmente la tua vita, se non hai un posto dove poter stare piacevolmente con i tuoi amici quello rimane uno dei tanti rimedi. Non c'è solo la roba. Ce ne sono anche altri naturalmente: l'alcol per esempio e tante altre sostanze. C'è tanta gente che usa droghe ma non finisce in carcere. Ci finisce chi commette dei reati per procurarsi i soldi, tanti, che servono a comprare la droga. Chi guadagna 2 milioni al mese e vuole farsi una pera o una sniffata alla settimana non ha bisogno di delinquere. Chi invece non ha lavoro è normale, non sto dicendo che sia giusto, ma è automatico che vada a commettere reati. Per comprarsi una bottiglia di whiskey bastano 10mila lire, eppure si è ugualmente tossicodipendenti, ma il whiskey è legale e non si va a finire in galera. Se vai a comprarti un grammo di eroina o di cocaina, poi due, tre, quattro, cinque grammi, anche se lavori lo stipendio non ti basta più e commetti tutta una serie di reati che ti portano in carcere. Consideriamo adesso i rimedi e dunque i risultati che fin qui si sono ottenuti. Per quegli oltre 15 mila tossicodipendenti che sono oggi detenuti il carcere abbiamo detto che non serve a nulla. Servirebbe dunque una grande azione riformatrice, come ormai emerge dal dibattito in corso sulla tossicodipendenza. Occorre intraprendere una politica antiproibizionista che svuoti il carcere da quelle migliaia di persone che vi sono rinchiuse per pochi grammi di eroina, cocaina e fumo. Non proibire l'uso delle droghe e la somministrazione controllata devono essere le linee su cui muoversi per questo tentativo. Non credo siano la panacea di tutti i mali, ma restano strade che non possono continuare ad essere escluse. Non voglio dilungarmi sulle questioni legate agli altri paesi europei e mondiali. Siamo in Italia e ragioniamo sull'Italia. Depenalizzazione e somministrazione controllata sono nel nostro caso una delle strade possibili. Se però vogliamo restare con i piedi per terra, sappiamo che questi 15 mila detenuti domani non usciranno e per loro il carcere continuerà ad essere nocivo, a non risolvere il problema della tossicodipendenza. In carcere non esistono le strutture adeguate per intervenire, non viene data la possibilità di capire il perché si abusa delle sostanze. Arrivat@ in carcere non trovi il Sert, gli operatori, le comunità. Esistono sulla carta, ma rispetto alla domanda, la risposta che forniscono equivale praticamente a zero. Occorre quindi ragionare su un sistema completamente nuovo che ridisegni da subito l'intervento sulla tossicodipendenza all'interno del carcere. Perché non hanno accesso il Sert, le comunità e tutta una serie di figure che potrebbero dare una mano ai tossicodipendenti in carcere? Si potrebbe dare accesso alle molte comunità presso cui i ragazzi hanno portato a termine il programma con successo. Potrebbero svolgere il ruolo di tutor: persone a sostegno del detenut@, laddove latitano psicologo e assistente sociale. Per sostegno non intendo semplicemente due chiacchere fatte tanto per fare, bensì la proposta di un indirizzo. Un esempio del perché il carcere non funziona per i tossicodipendenti? Basti pensare che su 16.000 detenuti tossicodipendenti il trattamento metadonico viene somministrato a 600 persone. Guardiamo al caso di Ciuffreda, il ragazzo morto recentemente a Regina Coeli per "collasso". Noi sappiamo bene quali sono le ragioni per cui muori quando entri in carcere. Se entri con 180cc di metadone e dentro al carcere non te lo danno puoi morire di crisi d'astinenza da metadone, l'eroina di stato. E' una cosa molto semplice, su cui ci possono essere pochi dubbi. Dato che una percentuale oscillante tra il 30 e il 40 per cento dei detenuti è tossicodipendente il carcere andrebbe dotato degli strumenti idonei ad affrontare la questione. Si dovrebbe chiamare "fabbrica della rieducazione sociale" a custodia attenuata. Qui a Rebibbia Nuovo Complesso esiste una sezione in cui stanno sperimentando, senza averla ancora resa definitiva, la custodia attenuata: ci sono dei corsi, delle possibilità, una serie di piccoli benefici in più rispetto al resto della popolazione di Rebibbia. Questo ci dispiace, perché vorremmo che tutte le persone detenute in Italia potessero avere queste possibilità. Innanzitutto questa come riforma: una legge che rendesse ogni istituto con oltre 500 reclusi una casa a custodia attenuata. Secondo me la custodia attenuata dovrebbe caratterizzarsi principalmente per la disintossicazione e poi per l'istruzione. Molte delle persone tossicodipendenti che finiscono in carcere non sono educate all'uso delle droghe. Tutti noi abbiamo commesso lo stesso errore fondamentale: ci siamo lasciati andare senza avere consapevolezza degli effetti derivanti dall'abuso di droghe pesanti. L'indirizzo per ciascuno di noi lo dovrebbe dare la società stessa. Non esiste una comunità terapeutica che vada bene per tutti. Ognun@ di noi ha un problema, il suo punto di partenza in questa strada schifosa che non dimenticherai mai. Se la società vuole sconfiggere questo male deve contribuire attivamente perché è dal suo interno che questo male ha origine. Io sto in carcere da un anno e mezzo per reati che risalgono al 1984 e 1987 che mi hanno procurato non si sa quanti anni di carcere. Purtroppo supero il tetto dei quattro anni e così non posso usufruire dei benefici alternativi al carcere. Ci sono tantissimi ragazzi che per sei mesi o un anno superano il fatidico tetto dei quattro anni sotto al quale c'è la possibilità di uscire con le misure alternative per tossicodipendenti (comunità, Sert, lavoro ...). Perché il carcere non serve a nulla? Perché se anche dovesse scattare una molla, magari perché hai la fortuna di poter parlare a lungo con lo psicologo, l'educatore, le comunità; se anche si riesce a capire il perché voler smettere di drogarsi, di essere dipendente, di tornare in carcere e fare una vita schifosa, anche in quel caso non si riesce, nella stragrande maggioranza dei casi, ad ottenere un risultato concreto. La ragione è che il carcere ti ferma anziché metterti in movimento. Ti ferma e tu stai dove stai. Noi diciamo: "stai bene così, fatti la galera". Rebibbia, febbraio 2000
Di: Valentina Cannella Un uomo nel carcere di Trapani rifiuta il cibo. Sciopero della fame. Da un mese. La direttrice del carcere si rifiuta di prestargli le elementari cure mediche necessarie alla sua sopravvivenza, benché medici esterni al carcere abbiano sentenziato la necessità di un intervento medico repentino a causa di una grave debilitazione. Fa notizia un uomo che svanisce lentamente perché non riesce più a sopportare il peso di una vita da bestie?Senza una dignità? E forse senza motivo..... Lui é Antonino Foma ed durante il processo che l'ha portato in carcere é stato definito "un povero cristo"ignaro di tutto ciò di cui lo si accusa, anche da parte di chi avrebbe dovuto condannarlo.
Di: Redazione www.Disabili.com Si parla sempre tanto di abbattere le barriere architettoniche e culturali, e poi si scopre che qualche volta anche chi dovrebbe stare dalla parte dei cittadini "ci mette del suo". Ma veniamo ai fatti. Ci siamo imbattuti per caso in un articolo, pubblicato sulla Gazzetta del Mezzogiorno il 12 dicembre 2003, in cui si parlava di una denuncia per diffamazione a carico di Domenico De Pasquale e Fabio Nunzio, meglio noti come Fabio e Mingo, gli "inviati speciali" del Tg satirico Striscia la Notizia (se vuoi leggere l'articolo clicca qui www.gdmland.it/quotidiano/1212/BISCEGLIE/BT07/A14.asp). Beh, direte voi, una denuncia tra le tante. Sì, ma l'articolo ha attirato la nostra attenzione perché si parlava di disabilità. Quindi, ci siamo chiesti, perché non chiedere ai diretti interessati? E così abbiamo contattato Fabio e Mingo che a Disabili.com sono di casa (leggi l'intervista nel nostro 'Angolo Vip'). Fabio e Mingo ci hanno spiegato che, oltre ad essere gli inviati speciali di Striscia, lavorano anche per un'emittente regionale pugliese, Telenorba, in cui tengono un monologo in chiave satirica. Il caso in questione nasce proprio in seguito a uno di questi monologhi, andato in onda dopo aver visionato un video, filmato nel cimitero di Corato, paese in provincia di Bari, e risalente alla ricorrenza della celebrazione dei defunti di qualche anno fa. Il 2 novembre, si sa, c'è un'affluenza maggiore al cimitero, proprio perché è il giorno in cui si commemorano i propri cari venuti a mancare. Anche il protagonista del filmato, una persona disabile in carrozzella, evidentemente ha voluto fare altrettanto. L'ingresso principale del cimitero di Corato presenta degli scalini, che però si possono facilmente aggirare accedendo dall'ingresso secondario riservato ai portatori d'handicap. Quel giorno, ad impedire l'accesso da questo ingresso, c'era un tutore dell'ordine, il maresciallo capo, attuale tenente dei vigili urbani di Corato. Il motivo? A detta del vigile (e lo testimonia il video) le persone disabili quel giorno, per un'ordinanza comunale e PER MOTIVI DI ORDINE PUBBLICO (?!?, se qualcuno ce li spiegasse, ndr), non potevano usufruire dell'ingresso a loro riservato. Per questo il disabile in questione si è fatto aiutare da altre persone a superare gli scalini in ingresso ed è stato sollevato di peso con la carrozzina, "come fosse un sacco di patate". Passi che per motivi di ordine pubblico l'ingresso fosse quel giorno chiuso, passi che il vigile dovesse far rispettare l'ordinanza, ma ciò che ha veramente indignato Fabio e Mingo è stato il mancato aiuto a questa persona da parte del maresciallo. "In questo caso - ci dicono Fabio e Mingo - non avremmo ritenuto l'atteggiamento così grave". Perciò è andato in onda il monologo incriminato, in cui si è voluto dare risalto quanto successo, definendo l'episodio frutto dell'ottusità, di qui la definizione "cretino", non certo riferito al Corpo di Polizia Municipale, ma alla persona che in questo frangente ha agito al di fuori di qualsiasi regola dettata dal buonsenso. Offeso, il vigile ha però deciso di passare ai fatti ed è scattata la denuncia a carico dei due perché, durante la trasmissione televisiva, il maresciallo sarebbe "stato fatto oggetto di una serie di offese ripetute". Secondo quanto ha affermato il suo difensore, "le parole di troppo eccedono sia il diritto di cronaca che quello di satira". Non resta ora che attendere giovedì 11 marzo, giorno in cui è stata fissata l'udienza penale a carico di Fabio e Mingo, che dovranno rispondere del reato di diffamazione in concorso nei confronti del vigile urbano di Corato: a giudicarli sarà il Tribunale di Ruvo di Puglia. Se passate di lì, fatevi vedere, e soprattutto sentire. Noi della Redazione di Disabili.com ci chiediamo: NON bastano le macchine che occupano abusivamente i parcheggi riservati, usando anche contrassegni falsi? NON sono sufficienti gli scalini presenti un po' ovunque, NON ne abbiamo abbastanza di marciapiedi troppo alti, di porte troppo strette? Forse che qualcuno ancora non si è accorto che, per i disabili, cinema, teatri, ma anche bar, ristoranti e persino le chiese (e ora anche i cimiteri.) sono OFF LIMITS? E la SOLIDARIETA' verso chi deve affrontare ogni giorno mille difficoltà, il RISPETTO nei confronti di chi - non per scelta - compie costantemente percorsi irti di ostacoli, dove sono finiti? Questa volta, ci piace considerarci inviati di.Fabio e Mingo, che anche voi potete contattare (e-mail info@fabioemingo.com; sito web www.fabioemingo.com).
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